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Isole della Fenice: le ultime isole incontaminate

“Necessità di conservare le ultime zone marine incontaminate dall’estrazione di risorse, inquinamento e sovrasfruttamento da parte della pesca.” Con queste parole Tim Badman dell’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) annunciava quasi un anno fa l’inserimento di due meraviglie naturali nell’elenco dei siti patrimonio dell’UNESCO.

Stiamo parlando delle le isole Phoenix di Kiribati e della Papahanaumokuakea, nelle Hawaii. Andiamo alla scoperta di questi paradisi naturali, poco conosciuti, ma che dovrebbero anzi essere un esempio di quanto l’armonia tra uomo e natura possa far bene al nostro pianeta. Partiamo dalle isole Phoenix, otto atolli del Pacifico e che fanno capo alla Repubblica di Kiribati paese che si trova a nord-est dell’Australia.

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Questi atolli, per lo più disabitati, costituiscono la più grande area marina protetta al mondo, vanta infatti una superficie di 410.500 Km2 ed è conosciuta anche con l’acronimo di PIPA (Phoenix Islands Protected Area). Oltre agli otto isolotti comprende 2 scogliere sommerse e ci sono buoni motivi per pensare che ci siano almeno un 30 montagne marine sommerse, ma attualmente se ne conoscono meno della metà.

Per raggiungere le Phoenix Islands si parte in nave da Tarawa sud, la capitale della Repubblica di Kiribati e qui gli amanti del diving si troveranno in paradiso. Non solo pesci tropicali, coralli, ma anche tonni, squali, specie rare vivono in questi mari.

Il cielo è invece appannaggio di meravigliose specie di uccelli marini. Il percorso che ha portato queste isole a divenire patrimonio dell’umanità è lungo e tortuoso, quello di Kiribati è infatti come un sacrificio. Un posto quasi sconosciuto, che vive per lo più di pesca, decide di rendere una parte delle sua acque aree protette, la pesca qui è ovviamente bandita. Consideriamo poi che siamo a circa due metri dal livello del mare, il tutto è in un equilibrio sospeso tra surriscaldamento globale, piogge e aumento delle acque.

Un disastro naturale significherebbe qui la fine. Infatti negli anni 2002-2003 El Nino, fenomeno ciclico di correnti di acqua calda, distrusse una gran parte del corallo locale.

Spostiamoci adesso presso il Monumento Marino Nazionale Papahanaumokuakea, 360.000 Km2 di splendore. Si trovano qui alcune delle specie più rare al mondo, come la foca monaca. Oltre a ben 7.000 varietà marine, ci sono delle vere e proprie scogliere coralline. Sono presenti 10 isole e alcuni atolli delle Isole Hawaii Northwestern ed infatti ad esclusione dell’atollo di Midway, le restanti isole sono sotto la giurisdizione Hawaiana.

Il motivo per cui quest’area marina, dal nome decisamente impronunciabile, è diventata patrimonio del’UNESCO non è solo legato alle sue bellezze naturalistiche, ma anche all’immenso patrimonio culturale che rappresenta per i nativi Hawaiani. Sulle isole di Nihoa e Makumanamana vi sono importanti resti riguardanti l’insediamento pre-europeo della zona. L’importanza storica e culturale del luogo si evince anche dal nome,

Papahanaumokuakea, deciso nel 2007 ha un importante significato. Papa significa terra di fondazione, Hanau dare alla luce, Moku ha un significato incerto, piccola isola o larga divisione del territorio, infine Akea sta per ampia distesa.

Continui cambiamenti climatici minacciano queste meraviglie dove l’uomo ha ancora poco intaccato la natura, ma come affermò lo stesso Badman: “L’esperienza nella gestione di siti marini così vasti si sta sviluppando rapidamente e speriamo che l’inserimento nella lista dell’Unesco venga utilizzata come un’opportunità per un’amministrazione di livello mondiale per questi posti speciali”.